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Contraddizioni e dialogo 7 Ott 2006

Posted by Pietro Avveduto in Costume & Società.
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Che la nostra bella ed amata Italia fosse la patria delle contraddizioni è un dato ormai assodato. Nel Belpaese è normale che le stesse persone un giorno gridino allo scandalo perché viene minacciata la libertà della satira politica e l’indomani accusino la satira politica di vilipendio alle istituzioni. È anche normale, sempre nella nostra Italia, che in molti, magari rievocando “il sangue versato dai nostri nonni partigiani per la conquista della libertà, difendano a spada tratta la libertà di pensiero e di espressione…. a patto che non ti chiami Benedetto XVI e di “mestiere” fai il Papa. E si potrebbe continuare all’infinito nel citare esempi di contraddizioni tutte italiane, tanto che tutta l’enciclopedia Treccani non basterebbe a contenerne neanche la metà. Ma, proprio quando pensavamo di eccellere in qualcosa e di poter vantare un primato unico nel suo genere, sono arrivati i nostri vicini ariani che, con abile e fine mossa, hanno distrutto in un sol colpo tutto quello che gli italiani eravamo riusciti a costruire in secoli di duro ed impegnativo lavoro.

A loro è bastato che Kirsten Harms, sovrintentende del Deutsche Oper di Berlino, decidesse di cancellare dalla programmazione la messa in scena dell’Idomeneo di Mozart proprio alla vigilia del primo vertice sull’Islam, organizzato dal governo tedesco a Berlino con lo scopo di promuovere il dialogo tra le religioni. La solerte burocrate ariana ha ben pensato che la scena finale dell’opera (dove si vede il protagonista mostrare le teste mozzate di Maometto, Gesù Cristo, Buddha e Poseidone) poteva mettere a rischio l’incolumità di attori, registi, costumisti e, infine, anche la sua.

Così tutti i buoni propositi di un vertice che voleva favorire il dialogo si sono, anche per un solo momento, infranti sullo scoglio di quella che, in fondo, è la dura realtà: gli europei non potranno pensare ad un forma di dialogo con l’Islam fino a quando saranno schivavi della paura fino al punto di essere pronti a disconoscere la propria cultura e le proprie radici per non “urtare” la sensibilità altrui. Figuriamoci che in Italia, il nostro Belpaese, siamo arrivati al punto che, appena ti permetti di abbozzare una difesa dei “valori” e dei “diritti”, come minimo vieni tacciato di razzismo. Ebbene si, allora sono un razzista!

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Commenti»

1. Mariagiovanna Gradanti - 9 Ott 2006

Quella del vilipendio alle istituzioni è bellissima: cosa avrebbe dovuto fare Berlusconi quando tutta la satira, televisiva e non, se la prendeva con lui?
Dicevano che l’Italia non era un Paese libero, perchè eravamo scesi al 77simo posto nella classifica della libertà di stampa. Non dicevano, però, perchè eravamo caduti così in basso: forse perchè un gionalista e senatore di Forza Italia era stato arrestato? Può essere?

Personalmente, trovo che il “Prodi-rap” sia una forma di satira simpatica e per nulla sgradevole; così come sono convinta che Antonio Cornacchione sia stato un genio ad inventarsi il personaggio del forzista addolorato che, piangendo, esclamava: “Silvio è sceso in campo… e lo ha fatto per noi!!!”.

Non vi sarà alcuna libertà di espressione (e, quindi, nessuna distensione nei rapporti con le altre culture e ideologie) fino a quando la paura di dire o fare qualcosa prenderà il sopravvento su una volontà di cooperazione che, finora, latita pericolosamente.


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