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Manovra in retromarcia 13 Ott 2006

Posted by Mariagiovanna Gradanti in Economia & Lavoro.
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La Finanziaria 2007, prima ancora di mostrare le sue definitive sembianze, ha già fatto parlare molto di sé.

Se dovessimo trovare un pregio alla super-manovra (pari solo alla famigerata finanziaria del ‘92), potremmo annoverare solo lo spiazzante elemento di novità: è riuscita a scontentare tutti in un colpo solo.

La maggioranza di governo si mostra, in questi giorni, profondamente lacerata dalle divisioni interne; l’opposizione, compatta, ribadisce che gli italiani non ne guadagneranno nulla (semmai, al contrario, ci perderanno eccome); i cittadini, già allo stremo delle forze, si indignano. Alcuni, intervistati dalle trasmissioni televisive, hanno dichiarato d’essersi pentiti di aver votato Prodi; altri si chiedevano, sconsolati: “O Prodi o Berlusconi, che differenza fa?”, altri ancora si dichiaravano oramai rassegnati a stringere la cinghia. Il problema è quanto bisognerà stringerla stavolta, considerando che il rischio di rimanere soffocati è manifesto.

Oltre a non avere caratteristiche “di sinistra” (non v’è traccia della tanto agognata redistribuzione fiscale), infatti, la finanziaria ha avuto l’effetto di insinuare fra i cittadini l’angoscia di nuove tasse cui gli enti locali potrebbero essere costretti a ricorrere a causa degli imminenti tagli alle risorse loro destinate.

Le riduzioni operate alle aliquote Irpef sono talmente irrisorie da passare in secondo piano e i tagli alla spesa pubblica si ripercuoteranno più sui cittadini che sui ministeri (beh, c’era da aspettarselo); verranno ripristinate le tasse sulla successione e sulle donazioni a scapito di beni di un certo valore: ad accrescere il valore dei beni ci penseranno le riforme catastali, già previste dai nostri avveduti governanti.

La situazione degli autonomi, se possibile, è addirittura peggiore: i ritocchi verso l’alto degli studi di settore affosseranno definitivamente gli imprenditori onesti e convinceranno, in maniera altrettanto definitiva, gli altri di aver agito nel giusto, con buona pace della lotta all’evasione.

Il risultato di questo machiavellico marchingegno sarebbe quello di accrescere la pressione fiscale di un punto in un anno anziché diminuirla, come ha dichiarato recentemente la Corte dei Conti, chiamata a pronunciarsi in materia.

In definitiva, l’unico fatto certo è che dovremo fare a meno del ponte sullo stretto di Messina: giusto, in tempi di crisi è bene pensare alle cose prettamente necessarie… dato che probabilmente, dovremo rinunciare anche a quelle!

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