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La politica da Roma a Ispica: riflessioni 19 Ott 2006

Posted by Pietro Avveduto in Politica.
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Dopo i malumori manifestati da alcuni cittadini riguardo agli interventi fiume e, spesso, sterili, che caratterizzano le sedute del Consiglio Comunale di Ispica, una riflessione sulla politica ispicese diventa quasi d’obbligo.

Ispica, sin dai tempi dei Bruno e degli Hernandez, ha mostrato un particolare interesse verso la vita politica ed amministrativa della città. Le folle (oceaniche) ai comizi elettorali non erano la sola manifestazione concreta di questo interesse. Nella piazza, durante le serate estive o invernali, nei bar, nei circoli e nelle più classiche “sale da barba” non era difficile assistere a piccoli dibattiti su quanto accadeva ad Ispica. Non era difficile anche perché era consuetudine assistere alle sedute del Consiglio Comunale.

Allora, forse, erano altri tempi. Erano i tempi di Turiddu Stornello e di Quinto Bellisario (giusto per citarne alcuni) e del rapporto di amore-odio tra socialisti e democristiani che investiva ogni singolo cittadino e dava l’incipit ad accese ma, sempre (o quasi), civili discussioni. Erano forse altri tempi. I tempi in cui i Di Pietro ed i Colombo non avevano ancora dato il via alla disgregazione delle gradi forze politiche ed alla conseguente nascita di partiti, partitini e liste civiche spesso legati all’istinto di sopravvivenza di piccoli “leader di quartiere” piuttosto che ai grandi valori ed agli ideali che hanno sempre caratterizzato la politica italiana. Valori ed ideali che l’ispicese riusciva ad incarnare e sentire suoi fino al punto che la normalità stava nel nascere, vivere e morire “per” e “di” un colore politico.

Dicevano gli antichi: “cu nasci tunnu nun pò morriri quatratu”. Ma erano sicuramente altri tempi. Oggi nasci rotondo e muori quadrato, magari dopo essere stato triangolo, trapezio e parallelogramma. Ed è questo continuo valzer, troppo spesso legato alla promessa di “poltrone”, che ingenera, nei cittadini, una forte disaffezione verso la politica e, nei politici (per fortuna non tutti), l’incapacità di andare oltre i proclami da campagna elettorale per supplire in qualche modo alla (quasi) totale assenza di ideali e, soprattutto, di idee.

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