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Il giornalista carismatico 28 Nov 2006

Posted by Mariagiovanna Gradanti in Gli alberi della piazza sussurrano che....
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Accade da un po’ di tempo, ma nessuno ne parla. Probabilmente perché nessuno se n’è mai accorto finora. È facile che un’inezia del genere sfugga ai più; è meno bello, però, che sfugga anche agli occhi attenti dei “professionisti del settore”.
Di cosa si tratta? È presto detto.

Prendete un giornale locale. Non uno qualsiasi, uno in particolare.
No, non posso dirvi qual è; e poi, perché privarvi del piacere di scoprirlo da soli?
Dicevo, prendete questo giornale. Leggete le rubriche, quei piccoli articoli che, ad ogni numero, affrontano un aspetto specifico del tema generale cui è intitolata la rubrica stessa.
Adesso collegatevi ad internet, ad uno dei tanti motori di ricerca presenti online (tipo Google, ma è solo un suggerimento) e digitate le prime quattro/cinque parole dell’articolo. Ovviamente più ne digitate, più il risultato sarà preciso.
A questo punto vi sarà apparsa una lista di link (“collegamenti”, per chi non mastica l’inglese) a pagine web che contengono le stesse parole che voi avete cercato.

L’avrete certamente notato: ce n’è uno, fra questi link, il cui incipit somiglia sinistramente all’articolo che stavate leggendo sul giornale.
Cliccate, aprite la pagina web e leggetelo per intero.
Sì, è proprio lui, è lo stesso articolo. “Ma dai! – starete pensando – Questo giornale ha anche il sito internet?”. No.
La firma in fondo all’articolo non è la stessa del giornalista… “locale”. E alla barra degli indirizzi non c’è nulla che ricordi seppur lontanamente il nome della testata. Ma allora che succede?

Ve lo spiego.
Il giornalista, confrontandosi con il foglio bianco, ha avuto una crisi mistica; mancava l’ispirazione, forse non si era abbastanza documentato, forse era solo annoiato. Insomma, non sapeva davvero cosa scrivere. E, allora, perché non ricorrere alla cara rete globale, il W W W, fonte inesauribile di testi, scritti, citazioni, ricerche?
Copia, incolla e il gioco è fatto: l’articolo è pronto, senza sforzi mentali, spremitura di meningi e inutili patemi. Basta solo firmare in basso a destra. Con buona pace della deontologia professionale e dell’onestà intellettuale.

Sì, cari lettori, avete appena smascherato un inganno. Non vi sentite come un inviato di “Striscia la notizia”? Non vi sembra di essere a “Le iene”? Non serve il Gabibbo, niente abito scuro e occhiali da sole, ci vedete benissimo anche così. È lampante, solare, chiarissimo.
Si tratta di copiato, la più elementare e semplicistica violazione al diritto d’autore.
Peccato che il giornalismo, il vero giornalismo, dovrebbe essere quella che Max Weber (brillante sociologo di inizio ‘900) definirebbe “professione carismatica”, da “carisma” che letteralmente significa “dono di Dio”. Una professione basata sulle personali ed irripetibili qualità del giornalista; quest’ultimo dovrebbe, almeno in teoria, elaborare scritti originali, partoriti dal suo pensiero. E non usurpare elaborazioni mentali di giornalisti e/o professionisti veri.

La cosa davvero triste è che il “giornalista usurpatore”, qualora non fosse già un giornalista “patentato” (ovvero possessore di “tesserino”), con le sue illuminanti opere (i copiati) riuscirebbe ugualmente ad ottenere la qualifica di pubblicista, al pari di tanti altri che, invece, lavorano di inventiva e realizzano articoli davvero “nuovi”. A meno che la commissione dell’Ordine dei Giornalisti deputata a valutare il suo operato non abbia la vostra stessa pazienza e faccia a sua volta una ricerca online, scoprendo il misfatto. Cosa che mi pare, ahimè, alquanto improbabile.

Al “giornalista usurpatore” non rivolgo né accuse né anatemi, ché per essere definiti tali dovrebbero contemplare implicitamente un accusato citato per nome e cognome.
Voglio dargli un consiglio, però, e voglio darglielo da qui, dal suo caro amico Web che ogni mese gli passa le notizie sottobanco: sii più originale, cattura l’attenzione dei lettori con le tue parole, i tuoi pensieri. Non gabbarli, non prenderli in giro, finiranno per non leggerti più. E poi, vuoi mettere la soddisfazione di leggere il tuo articolo, la rappresentazione ultima del tuo lavoro e delle tue idee, su un giornale che finisce in mano a migliaia di persone?

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